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DOPO LE NEBBIE SCOPRIAMO IL VERO PIERO CIAMPI

Un cd con i brani di "Non siamo tutti eroi" più alcuni singoli dell'epoca 1961-65. Intanto, a Livorno, viene celebrato dalla rassegna che porta il suo nome.

La nebbia intorno a Piero Ciampi comincia finalmente a diradarsi. Sono passati vent'anni dalla morte del cantautore livornese e un disco permette di chiarirne il percorso artistico nel periodo 1961-1965, quando ancora si faceva chiamare Piero Litaliano. Non siamo tutti eroi recupera per intero l'album inciso con quello pseudonimo e vi aggiunge i pezzi usciti sui singoli pubblicati da Bluebell, CGD e Ariel (finora inediti su CD). Dunque materiale legato al primo periodo di cambiamento della canzone italiana, quello ispirato dal pathos di Domenico Modugno (curioso che anche il primissimo De Andrè -quello di Nuvole barocche - ne sentisse l'influsso) e percorso dalle introversioni di Gino Paoli e Umberto Bindi. E' ancora un Ciampi legato alle classiche orchestrazioni ampie di quegli anni (le musiche sono quasi tutte scritte da Gian Franco Reverberi) e che non disdegna scrivere per altri, tanto che alcuni di questi brani furono affidati a personaggi allora abbastanza noti come Milly, Tony Del Monaco, Katyna Ranieri e Giorgia Moll. L'ultima volta che la vidi venne cantata nel 1962 da Gino Paoli e Ho bisogno di vederti finì addirittura quarta al festival di Sanremo 1965 con le voci di Gigliola Cinquetti e Connie Francis. L'episodio più noto é la melodica Lungo treno del sud, che ebbe un buon successo a 45 giri nella versione dell'autore. Un Piero Ciampi ancora in parte "interno al sistema", allora, eppure già capace di guizzi che anticipano l'artista maudit degli anni '70: in Conphiteor, la prima canzone da lui pubblicata, un verso dice: "Ma essi non sanno/ Che uccido le formiche/ E dò pedate ai cani" (anno 1960, attenzione!) e Alè alè recupera il ricordo dei palchi parigini che il cantante aveva frequentato a fine anni '50. Straordinarie sono soprattutto Confesso, dove una voce molto simile a quella di Luigi Tenco si appoggia a un ritmo incalzante e a fiati vigorosi, e Non siamo tutti eroi con il suo strano coro quasi verdiano.

Cresce intanto in vivacità e prestigio il Premio Piero Ciampi, che nel ventennale della morte del cantautore si è regalato (il 5 e 6 dicembre 2000) una delle sue edizioni più belle grazie, in particolare, al "Premio alla carriera" Enzo Jannacci, capace di fermare il tempo con una commovente Vincenzina per voce e piano. Notevoli anche il tonicissimo e venato di blues Elliott Murphy e il Vinicio Capossela con quartetto d'archi che é ormai assurto al rango di nome "classico" della canzone italiana. E ancora Bobo Rondelli, che rifonda per l'ennesima volta gli Ottavo Padiglione e spiega a tutti cosa significhi avere il senso del palco. Il Premio Ciampi è andato al bolognese Lucio Morelli (collaboratore di Max Gazzè e pregevole compositore al passo con i tempi) e come miglior disco d'esordio del 2000 é stato scelto Pari e dispari di Pinomarino. A notte fonda Capossela, Rondelli e Murphy trovano un nuovo palco e, nella più classica dimensione fumo e bicchieri, regalano frammenti di musica per amore della musica passando da Brown eyed girl a Shipbuilding a Una giornata senza pretese. Nella notte livornese avrebbe sorriso contento anche Piero Ciampi. ( Antonio Viavaldi - musica rock e altro supplemento La Repubblica n 267 18 gen. 2001)

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